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Le imprese centenarie capofila dell’innovazione: «Viviamo a lungo perché cambiamo»
L'Unione Imprese Centenarie Italiane promuove l'innovazione come chiave per la sopravvivenza a lungo termine delle aziende.
Key points
- L'Unione Imprese Centenarie Italiane comprende cinquanta aziende con almeno un secolo di attività in tutta Italia.
- Le imprese dell'Unione generano un fatturato di 2,6 miliardi di euro e danno lavoro a 11mila persone.
- Esempi di adattamento includono Giusto Manetti Battiloro 1820 e la famiglia Amarelli, che hanno diversificato i propri utilizzi e prodotti.
Why it matters. La capacità di integrare l'innovazione d'avanguardia pur mantenendo l'identità storica permette a queste imprese di generare miliardi di euro di fatturato e sostenere migliaia di posti di lavoro.
L'Unione Imprese Centenarie Italiane riunisce cinquanta aziende con almeno cento anni di storia, distribuite in vari settori tra cui agro-alimentare, editoria e oreficeria. Queste imprese occupano 11mila persone e generano un fatturato di 2,6 miliardi di euro. Secondo Fortunato Amarelli, presidente dell'Unione, il segreto della loro longevità risiede nella capacità di restare attuali e abbracciare l'innovazione mantenendo la propria identità.
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Le imprese centenarie capofila dell’innovazione: «Viviamo a lungo perché cambiamo»
La legge di Charles Darwin è chiara: in natura sopravvive chi sa meglio adattarsi al cambiamento. Un assioma valido anche per le imprese: chi abbraccia e governa l’evoluzione può riuscire... La legge di Charles Darwin è chiara: in natura sopravvive chi sa meglio adattarsi al cambiamento. Un assioma valido anche per le imprese: chi abbraccia e governa l’evoluzione può riuscire a celebrare lunghe storie, persino secolari. Sono cinquanta oggi le aziende che fanno parte dell’Unione Imprese Centenarie Italiane, accomunate dall’avere almeno cento anni ma distribuite in tutta Italia, di diverse categorie - dal predominante agro-alimentare alle case editrici, dalle cantine alle oreficerie -, che insieme danno lavoro a 11mila persone e generano un fatturato di 2,6 miliardi di euro. A unirle, però, è proprio quel fattore: l’essere costantemente aperte e propense al cambiamento, capaci di abbracciare l’innovazione, anche nelle sue forme più d’avanguardia, pur mantenendo la loro identità di antiche botteghe. Lo ha fatto, per esempio, Giusto Manetti Battiloro 1820, da oltre cinque secoli a Campi Bisenzio, estendendo l’uso della foglia d’oro dall’arte ai piatti degli chef più celebri e ai trattamenti estetici più efficaci e preziosi; lo ha fatto anche la famiglia Amarelli, che dal Settecento a oggi in Calabria ha prodotto succo di liquirizia prima per l’industria farmaceutica, poi per le car.