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BP Oil Refinery Jetty, Kwinana, August 2019 1
Photo: Illustrative image — Photo: Calistemon, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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«Una svolta in Europa per salvare l’industria»

L'Associazione degli Industriali di Cremona chiede all'Europa una politica industriale urgente e una legge di bilancio lungimirante per

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Key points

  • Maurizio Ferraroni chiede all'Europa di avviare una politica industriale urgente per salvare la manifattura.
  • Il budget di 2mila miliardi è considerato inadeguato rispetto alle ambizioni e alle sfide del momento storico.
  • Si prevede che il 27% delle ore lavorate in Europa possa essere automatizzato e la produttività crescere fino al 3% annuo.

Why it matters. La richiesta di una politica industriale urgente e di una revisione delle regole ambientali mira a prevenire il declino del continente e a garantire una crescita della produttività sostenibile.

L'Associazione degli Industriali di Cremona, guidata dal presidente Maurizio Ferraroni, ha appellato l'Europa a una politica industriale urgente per salvare la manifattura e l'energia. Ferraroni sostiene che il tempo per le analisi è scaduto e che il budget di 2mila miliardi è inadeguato per le sfide attuali. Si richiede una revisione delle regole su Ets e Cbam per evitare lo spostamento delle emissioni e garantire un mercato comunitario con prezzi competitivi.

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«Una svolta in Europa per salvare l’industria»

Un appello all’Europa, perché avvii una politica industriale di sostegno alla manifattura. E una richiesta al Governo, perché vari una legge di bilancio lungimirante, che non insegua il consenso immediato. ... Un appello all’Europa, perché avvii una politica industriale di sostegno alla manifattura. E una richiesta al Governo, perché vari una legge di bilancio lungimirante, che non insegua il consenso immediato. L’impresa di decidere, claim dell’assemblea annuale dell’Associazione degli Industriali di Cremona, sintetizza in fondo il senso del discorso del presidente Maurizio Ferraroni, che chiede anzitutto a Bruxelles un deciso cambio di rotta e azioni rapide, tenendo conto che «il tempo delle analisi è scaduto». Per un’Europa - spiega - che 70 anni fa poneva l’industria come punto di partenza e che oggi rischia invece di entrare in crisi proprio sui due pilastri sui quali era nata: manifattura ed energia. L’auspicio è quello di poter compiere scelte altrettanto coraggiose e lungimiranti rispetto a quelle del passato, in primis rivedendo le regole su Ets e Cbam. «Così non salviamo il pianeta - spiega Ferraroni- ma stiamo semplicemente spostando le emissioni altrove, importando prodotti da paesi che adottano standard ambientali meno rigorosi». Il timore è che si stia sgretolando il nostro tessuto manifatturiero all’interno di una competizione impari. «Noi europei - spiega - dobb.

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